Quando Milano incontra Carugo (e non funziona): l’arte mancata del copiare bene

Lo scorso 29 maggio il Consiglio comunale di Carugo è stato chiamato ad approvare il nuovo Regolamento per l’uso e la tutela del verde pubblico e privato. Un documento molto atteso, che dovrebbe normare con chiarezza la gestione del verde urbano, promuovere il rispetto dell’ambiente e garantire la bellezza del nostro paese.

E fin qui, nulla da eccepire. Ma c’è un piccolo dettaglio: il regolamento è stato copiato dal Comune di Milano. Letteralmente.
Copia-incolla. Senza anestesia. Senza adattamento. Senza un briciolo di contestualizzazione.

Ora, diciamolo subito: Milano è una metropoli di 1.300.000 abitanti. Ha una superficie di 181 chilometri quadrati, 41 parchi cittadini, una rete ciclabile di centinaia di chilometri, palazzi storici, giardini monumentali, rotatorie sponsorizzate, boschi verticali e orizzontali.
Carugo ha 6.700 abitanti. E 4 chilometri quadrati di territorio.

Eppure, da oggi, Carugo si doterà di:

  • un regolamento sulla conduzione dei cavalli nelle aree verdi: sì, avete letto bene. È vietato galoppare nei parchi (e non stiamo parlando dei nostri boschi, ma esclusivamente delle aree verdi del paese!). Si può solo andare “al passo”. Non si sa bene quali parchiquali cavalli, ma ora lo sappiamo: se uno arrivasse a cavallo nel “triangolo verde”, dovrebbe rispettare il codice e non superare i 4 km/h.

  • un articolato sulla protezione della fauna selvatica nelle zone umide, che comprende pipistrelli, anfibi, insetti impollinatori e nidi di uccelli. Cose nobilissime. Se non fosse che l’unica zona umida stabile è la pozza che si forma dopo il temporale vicino alla ciclabile, e che i pipistrelli, a Carugo, se ci sono, sono probabilmente più spaventati di noi.

  • l’applicazione del celebre “metodo svizzero” per la stima economica dei danni agli alberi, con coefficienti legati al valore estetico, fitosanitario, alla specie botanica, alla posizione nel tessuto urbano.
    Facciamo un esempio: un passante danneggia l’unico acero rosso di via Diaz. Secondo il metodo svizzero, bisogna calcolare la circonferenza del tronco a 130 cm da terra, moltiplicare per un coefficiente estetico (da 0,2 a 10), un altro per la rarità della specie, uno per la collocazione urbana (che in questo caso è davanti al panettiere), e infine stimare l’impatto ambientale.
    Risultato: un totale di 27 euro, ma con ricevuta dettagliata.

  • una sezione dedicata alla tutela dei “giardini storici” (sic!) e alla loro progettazione con relazioni agronomiche firmate da professionisti iscritti all’albo.

  • Il divieto di lanciare boomerang e utilizzare fionde nei parchi pubblici, per “motivi di sicurezza”. Un’esigenza comprensibile… se ci trovassimo a Central Park. A Carugo, invece, l’unico boomerang avvistato è quello tornato indietro sotto forma di regolamento ridicolo.

  • L’obbligo per i cittadini di raccogliere le deiezioni canine anche all’interno delle “aree cani recintate alte 180 cm”.
    E qui si sfiora la farsa, perché a Carugo non esistono aree cani. Nemmeno una. Ma ora sappiamo con quale altezza costruirle, se mai qualcuno decidesse di creare una gabbia per barboncini modello Alcatraz.

E gli orti? Roba da professionisti

A Carugo ci sono dodici orti urbani comunali. Dodici. Ma ora vengono regolati con un sistema che prevede:

  • Categorie sociali distinte: over 60, single, famiglie con minori, e “altre categorie”.

  • Graduatorie ISEE, moduli, punteggi, assegnazioni triennali.

  • Obblighi di compostaggio, irrigazione con acqua non potabile, vietato l’uso di piante invasive (niente fichi, gelsi o noccioli).

  • Vietato sedersi sull’aiuola. Vietato mettere panchine. Vietato coltivare alloro.

  • Obbligo di cartellonistica, orari di apertura, possibilità di installare telecamere di videosorveglianza contro i furti di insalata.

Un orto, insomma, gestito con la stessa normativa di un aeroporto. O di un carcere agricolo.

La grande scoperta (e il grande silenzio)

Durante il Consiglio comunale dedicato all’approvazione del nuovo regolamento, abbiamo fatto notare all’Assessore ai Lavori Pubblici, Elio Di Maggio, che – pur riconoscendo la bontà dell’intento – forse sarebbe stato opportuno adattare il regolamento del verde alla dimensione, ai bisogni e alla realtà del nostro piccolo Comune, invece di recepirlo in blocco da un contesto urbano completamente diverso.

Una considerazione semplice, quasi ovvia.

Eppure la risposta è arrivata secca, quasi infastidita: “Avete preso un abbaglio… Non si tratta affatto di una copia del regolamento del Comune di Milano,” ha dichiarato l’Assessore, “ma di un testo frutto di studio, lavoro condiviso e adattamento alla realtà carughese.

Peccato che i fatti raccontino un’altra storia.

Per chi volesse verificare di persona, alleghiamo a fondo articolo un file comparativo che mette a confronto, riga per riga, il regolamento originale del Comune di Milano (prima colonna) e quello approvato dal Comune di Carugo (seconda colonna).
Le parti evidenziate in giallo rappresentano i contenuti identici – non simili, non “ispirati”, ma uguali parola per parola.
Il risultato? Praticamente l’intero testo del regolamento carughese è una copia fedele di quello milanese, con pochissimi ritocchi marginali, spesso solo nel titolo o nella toponomastica.

Una verità imbarazzante che avrebbe meritato almeno un momento di trasparenza, una presa d’atto, un confronto serio.

E invece?

Silenzio.

Il Sindaco non ha ritenuto opportuno intervenire.
Il Vicesindaco ha preferito non commentare.
E nessuno dei consiglieri di maggioranza ha sollevato un minimo dubbio, né si è interrogato sul fatto che forse Carugo non è, e non potrà mai essere, Milano.

A questo punto, due sono le ipotesi – entrambe poco rassicuranti.

La prima è che il regolamento non sia stato letto, e si sia votato “a prescindere”, per riflesso condizionato. Un fatto grave, perché alzare la mano senza sapere cosa si approva è la negazione stessa del ruolo consiliare.

La seconda è che qualcuno si sia accorto della sproporzione ma abbia scelto di tacere per non contraddire, per non disturbare, per non apparire “fuori linea”.
Un fatto ancora più grave, perché se il silenzio nasce dall’imbarazzo, allora vuol dire che si è preferita la disciplina al pensiero critico, la presenza passiva alla responsabilità del confronto.

In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: una votazione unanime su un testo che nessuno ha pensato davvero, che nessuno ha discusso davvero, e che nessuno ha scritto davvero.

E intanto, i cittadini – quelli veri – si ritrovano con un regolamento di 52 articoli pensato per i viali monumentali di Milano, applicato alle aiuole di via Cavour e via Moro.

Il punto non è “che si è copiato”, ma “come”

A questo punto potremmo anche sorridere – e lo facciamo – ma è giusto anche porci qualche domanda.
Ha senso copiare un regolamento da una realtà così distante dalla nostra?
È sufficiente cambiare l’intestazione da “Comune di Milano” a “Comune di Carugo” per fare un regolamento utile?

La risposta, evidentemente, è no.

Perché il problema non è “copiare” in sé.
Il problema è cosa si copia, come si copia, e se si è capaci di adattare ciò che si prende in prestito alla realtà concreta in cui lo si vuole applicare.

Copiare, in fondo, è una forma d’intelligenza. Copiare bene è un’arte. Richiede discernimento, senso della misura, capacità critica.
Copiare e basta, senza nemmeno porsi il problema della compatibilità, è invece sintomo di pigrizia intellettuale.
Quando va bene, fa sorridere. Quando va male, fa danni. E quasi sempre, fa entrambe le cose.

Copiare bene è segno di intelligenza.
Copiare male è segno che i neuroni sono rimasti in ferie.
E hanno lasciato il posto a un PDF da 62 pagine, nato per Milano… e parcheggiato, senza senso, a Carugo.

Ciò che ci lascia ancora più basiti è che nè il Sindaco Molteni, nè l’Assessore Di Maggio, nè tutti gli altri componenti della Giunta e della maggioranza fossero al corrente dell’esistenza dell’articolo 55 della Normativa del Piano delle Regole del vigente PGT (“Tutela degli elementi naturali, seminaturali antropici e del verde urbano”) e dell’articolo 92 del Regolamento Edilizio (“Disciplina del verde – privato e pubblico”)!!!!

Sorge spontanea una domanda: perchè tutta questa fretta??

Clicca qui sotto su “File Confronto regolamenti” per vedere i due regolamenti a confronto:

File Confronto regolamenti

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