Fare un primo bilancio dopo un anno e mezzo di amministrazione non è un esercizio polemico, ma un dovere verso i cittadini. Ed è proprio un’intervista del sindaco sulla stampa locale ad aver reso necessario separare, una volta di più, il racconto dalla realtà.
Perché c’è una differenza sostanziale tra governare un Comune e costruire una narrazione autoreferenziale. E il bilancio tracciato dal sindaco appare molto più solido sul piano della comunicazione che su quello dei fatti concreti.
Alla prova dei documenti e degli atti amministrativi, infatti, emerge un dato inequivocabile: di nuovo non c’è praticamente nulla.
Le asfaltature sbandierate come grandi risultati sono in larga parte interventi già programmati e finanziati. Quelle presentate come “novità” – via Verdi e via Veneto – risultano prive di un adeguato progetto e realizzate aggirando le regole previste dall’accordo quadro stipulato a inizio 2024, accordo che garantiva già le risorse necessarie. Più che una visione, un adattamento opportunistico.
Sul fronte della sicurezza, vengono rivendicati risultati che appartengono interamente alla precedente amministrazione: videosorveglianza e lettori targhe erano già progettati, finanziati e acquistati. Attivarli non è un merito politico, ma una semplice conseguenza amministrativa.
Stesso copione sul personale comunale. Si parla di “organico rafforzato”, ma i numeri raccontano altro: 21 dipendenti oggi, esattamente come al 31 dicembre 2023. Tutte le assunzioni sono state mere sostituzioni di pensionamenti o trasferimenti. Rivendere l’ordinaria amministrazione come successo straordinario è una forzatura che non regge.
Le convenzioni con Parrocchia e associazioni sono state rinnovate tali e quali alle precedenti. Nessuna innovazione, nessuna nuova idea.
La revisione del PGT è stata avviata in assenza delle linee guida dell’amministrazione comunale, lasciando di fatto privo di indirizzo politico un passaggio strategico per il futuro del paese. Al contrario, il gruppo di minoranza ha presentato regolarmente e nei termini le proprie osservazioni, entrando nel merito delle scelte urbanistiche e avanzando proposte puntuali. Le linee guida della maggioranza sono arrivate solo a distanza di tre mesi, risultando peraltro talmente generiche da poter essere applicate indistintamente ovunque, da Bolzano a Palermo. L’unica vera certezza resta la competenza del professionista incaricato, perché sul piano politico la sensazione è quella di una totale assenza di visione.
Dai documenti ufficiali, a partire dal DUP, emerge con chiarezza un’assenza totale di visione: nessuna idea di paese, nessuna direzione, nessuna strategia. Si procede a vista, “a sentimento”, inseguendo ciò che capita.
Emblematica la risposta del sindaco su scelte precise e contestate: dischi orari, cancellazione del bilancio partecipativo, eliminazione dell’informatore comunale. “Sì, le rifarei”, senza una spiegazione, senza una motivazione, senza rispetto per il confronto democratico. I dischi orari – come evidenziato anche dallo studio sulla viabilità commissionato dalla stessa amministrazione – non servono a Carugo, perché il 50% degli stalli di sosta risulta essere libero, quindi servono solo a fare cassa! L’informatore comunale richiede confronto e trasparenza, due elementi evidentemente scomodi.
Leggere poi che gli obiettivi per il prossimo anno saranno la farmacia comunale – forse l’unica attività commerciale di cui non si avvertiva la necessità, peraltro nata su indicazione di Regione Lombardia – il chiosco al palazzetto, un prefabbricato in lamiera di dubbio gusto e scarsa utilità, un semaforo non meglio identificato in curva su una strada provinciale, lascia sinceramente perplessi. Più che una strategia, sembra un elenco casuale.
Alla domanda sulla ricandidatura, la risposta è scontata: chi non si ricandiderebbe con un’indennità di circa 4.000 euro al mese che si somma alla pensione?
Quando però si arriva al bilancio comunale, il silenzio è assordante. L’assessore al bilancio – che coincide con il sindaco – non ha mai spiegato né illustrato il bilancio o le variazioni, né in commissione né in Consiglio comunale. Tutto viene ridotto a ratifiche di presunte urgenze decise dalla Giunta, spesso prive del requisito stesso dell’urgenza.
Ed è proprio in Consiglio comunale che il sindaco mostra il suo vero limite: alle osservazioni puntuali delle minoranze non risponde nel merito, evita il confronto, cambia argomento. L’imbarazzo è evidente, la difficoltà altrettanto. La comunicazione funziona finché non è costretta a misurarsi con i contenuti.
Questa è la cifra politica di questa amministrazione: molta apparenza, molta esposizione mediatica, pochissima sostanza. Una disinvoltura nel manipolare la realtà già vista in passato, in minoranza e in campagna elettorale. Ma la propaganda non può sostituire i fatti. E, prima o poi, anche il racconto più abile si scontra con la verità.
Il nostro giudizio, senza giri di parole, non può che essere profondamente negativo.