Il Consiglio comunale ha approvato nei giorni scorsi il Piano Economico Finanziario (PEF) relativo all’affidamento in concessione della nuova farmacia comunale. Si tratta di un documento centrale, non di un semplice allegato tecnico: il PEF rappresenta infatti la base economica dell’intera operazione e costituisce il riferimento su cui verrà costruita anche la futura procedura di gara.
La sua funzione è chiara. Deve dimostrare che la gestione del servizio è sostenibile nel tempo, che i ricavi attesi sono sufficienti a coprire i costi e a garantire un equilibrio economico-finanziario stabile. In altre parole, deve rappresentare nel modo più fedele possibile la realtà economica dell’attività che si intende affidare.
Proprio per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno analizzare nel dettaglio il contenuto del Piano.
A una prima lettura, il documento appare strutturato in modo ordinato. Vengono indicati i ricavi attesi, i costi operativi, il costo del personale, i margini e l’utile previsto nel corso degli anni. Tutti gli elementi sembrano collocati correttamente all’interno di uno schema economico coerente.
Tuttavia, entrando nel merito dei numeri, emerge un elemento che non può essere considerato marginale.
La voce “imposte”, infatti, non segue alcuna dinamica coerente con l’andamento degli utili. Rimane sostanzialmente stabile nel tempo, anche a fronte di una crescita significativa del risultato economico. Un aspetto che, di per sé, merita attenzione.
Nel corso della discussione consiliare è stato chiarito che tale voce non rappresenta il carico fiscale complessivo, ma esclusivamente il contributo ENPAF, pari allo 0,5% dei ricavi. Questo significa che nel Piano non risultano contabilizzate le imposte dirette normalmente applicabili a qualsiasi attività economica.
Il punto, quindi, è molto semplice: nel PEF non è stato considerato il reale carico fiscale.
Questa omissione produce un effetto diretto e rilevante. Se le imposte non vengono contabilizzate, l’utile netto risulta inevitabilmente più elevato di quanto sarà nella realtà, i flussi di cassa appaiono più favorevoli e, nel complesso, il Piano restituisce un’immagine economica più positiva rispetto a quella effettiva.
Non si tratta, dunque, di una questione tecnica di dettaglio, ma di un elemento strutturale che incide sulla attendibilità complessiva del documento.
Per comprendere meglio la portata di questo aspetto, abbiamo rielaborato i dati del Piano applicando un carico fiscale coerente con la normativa vigente. Il risultato è significativo: sull’intero periodo di concessione emerge una differenza complessiva sull’utile netto di circa 380.000 euro rispetto a quanto indicato nel PEF.
Una cifra che consente di cogliere concretamente l’impatto di questa scelta metodologica.
A questo punto, è inevitabile porsi alcune domande. Un Piano Economico Finanziario che non considera le imposte può dirsi completo? Può dirsi attendibile? Può davvero rappresentare in modo corretto l’equilibrio economico-finanziario di una concessione pubblica?
Sono interrogativi tutt’altro che teorici, perché il PEF non è un documento qualsiasi: è il presupposto su cui si fonda l’intera operazione e su cui verrà costruita la gara per l’affidamento della gestione.
Nel corso della seduta consiliare, le spiegazioni fornite non hanno chiarito in modo convincente queste criticità. Nonostante ciò, la maggioranza ha ritenuto di procedere comunque all’approvazione del Piano.
Il nostro gruppo consiliare ha scelto di astenersi, proprio perché riteniamo che un documento di questa importanza debba poggiare su basi solide e aderenti alla realtà.
A questo punto, anche con un pizzico di ironia, la situazione appare piuttosto evidente. Se prendessimo il Piano alla lettera, dovremmo concludere che a Carugo sia possibile fare impresa senza pagare le tasse. Una prospettiva certamente interessante, che renderebbe il nostro Comune particolarmente attrattivo, forse anche più di qualche noto paradiso fiscale internazionale.
Peccato che si tratti di una rappresentazione che nella realtà non esiste.
E proprio per questo il tema non può essere liquidato come un dettaglio tecnico. Perché un Piano Economico Finanziario deve descrivere la realtà, non una sua versione semplificata o ottimistica.
Per questo abbiamo presentato un’interrogazione formale, chiedendo all’Amministrazione di chiarire nel merito la costruzione del Piano, la mancata considerazione del carico fiscale e le possibili conseguenze sulla procedura di gara.
La questione, in fondo, è molto semplice.
Nella realtà economica, le tasse esistono. E incidono in modo significativo sui risultati.
Se in un Piano Economico Finanziario questa componente viene meno, il rischio è quello di approvare un documento che funziona sulla carta, ma che non rappresenta correttamente la realtà dei fatti.
E allora, inevitabilmente, resta una considerazione da fare:
O Carugo è davvero diventato un paradiso fiscale…
oppure qualcuno ha approvato un Piano dimenticandosi di una voce fondamentale.