IL CHIOSCO DI VIA CALVI: PRIMA DI FARE BISOGNA PENSARE!

A quasi due anni dall’insediamento della Giunta Molteni, possiamo finalmente individuare quella che, a tutti gli effetti, è la prima opera interamente riconducibile all’attuale Amministrazione: il chiosco comparso nel parco del palazzetto di via Calvi.

E allora una domanda sorge spontanea: era davvero necessario?

A quale esigenza concreta risponde questa struttura? Chi l’aveva chiesta? Per anni il parco è stato vissuto senza che emergesse una reale domanda in tal senso. E viene da pensare che, forse, per offrire un caffè ai frequentatori della biblioteca o del parco sarebbe bastato un semplice distributore automatico di bibite e bevande, soluzione meno invasiva, meno costosa e sicuramente più sostenibile.

Invece si è scelto altro.

Nel parco è comparso un manufatto in lamiera di circa 2,50 x 3 metri, esteticamente discutibile e inserito in un contesto pubblico delicato senza quella attenzione progettuale che una scelta del genere avrebbe meritato. Nessun coinvolgimento della Commissione Paesaggio, nessuna valutazione condivisa sotto il profilo ambientale, urbanistico o paesaggistico. Tutto deciso con grande rapidità, quasi come se bastasse “mettere qualcosa” per poter dire di aver fatto qualcosa.

E qui emerge il primo vero problema: amministrare un Comune non significa fare propaganda.

La campagna elettorale è finita da tempo. Non siamo più nella fase degli slogan, dei “si potrebbe fare”, delle promesse raccontate con entusiasmo sui social o sui giornali. Amministrare un paese è una cosa seria: significa valutare priorità, sostenibilità, utilità reale delle opere e, soprattutto, spendere con prudenza i soldi dei cittadini.

Perché questo chiosco, al netto di ogni valutazione estetica, è costato circa 20.000 euro di denaro pubblico, ai quali si dovranno aggiungere i costi degli allacciamenti idraulici ed elettrici, sui quali, ad oggi, Sindaco e Assessore non hanno ancora fornito risposte ufficiali alla nostra interrogazione.

Ma il punto più curioso arriva dopo.

Sulla stampa locale, Sindaco e Assessore hanno raccontato di un forte interesse attorno al progetto, lasciando intendere quasi una corsa alla gestione del chiosco. Poi però, una volta chiusi i termini del bando, in Consiglio comunale abbiamo chiesto semplicemente quante domande fossero arrivate.

Silenzio.

Imbarazzo.

Risposta rinviata alla chiusura della procedura, come se si trattasse di un segreto di Stato.

Ora però la procedura si è conclusa e i numeri parlano chiaro: una sola domanda presentata. Una! (Sic!). Ed è stata esclusa per documentazione incompleta. Risultato? Bando deserto.

Altro che “grande interesse”.

La realtà, ancora una volta, si è incaricata di riportare tutti con i piedi per terra.

Oggi il bando è stato ripubblicato sostanzialmente alle stesse condizioni (Fra l’altro ancora senza nessuna pubblicazione sul sito o sui social del Comune…mah!?!). Noi restiamo molto perplessi sulla reale sostenibilità economica dell’operazione per chiunque voglia provarci seriamente.

Facciamo due conti semplici, quelli che farebbe qualsiasi famiglia: un chiosco senza posti coperti, aperto solo nei mesi più caldi, limitato agli orari del parco (quindi con chiusura alle 20), con costi di affitto, arredi, attrezzature, bollette, approvvigionamenti e personale.

La domanda è banale: quanti caffè bisogna vendere per stare in piedi?

Perché nessuno lavora per la gloria. E un’Amministrazione prudente, prima di investire soldi pubblici, dovrebbe avere la ragionevole certezza che ciò che realizza sia davvero utile, richiesto e sostenibile.

Speriamo sinceramente di essere smentiti. Ma, ad oggi, questa operazione assomiglia molto più a una vetrina politica costruita per poter dire “abbiamo fatto qualcosa”, che a una scelta realmente pensata per il bene del paese.

E il rischio è sempre lo stesso: molta apparenza, poca sostanza.

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